Proclamazione stato di agitazione UD di Como
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Proclamazione stato d’agitazione lavoratori dell’Ufficio delle Dogane di Como e richiesta attuazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, ai sensi dell’art. 2, comma 2, della Legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
La R.S.U. e le Organizzazioni Sindacali territoriali di CGIL, CISL, UIL, FLP, USB e CONFSAL UNSA, su mandato dei lavoratori dell’Ufficio delle Dogane di Como manifestato nel corso di apposite assemblee, dichiarano lo stato di agitazione del Personale e richiedono l'attuazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, ai sensi dell'art. 2, comma 2, della legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000.
Le ragioni che hanno indotto i Dipendenti di questo Ufficio ad assumere tale decisione sono – tra altre - le preoccupazioni del Personale circa:
1)
le inaccettabili condizioni di vivibilità degli uffici che derivano dall’assoluta carenza di programmazione degli interventi manutentivi e di rifacimento/adeguamento, le carenze igienico-sanitarie e le violazioni delle norme di sicurezza, oltre che il pesante malfunzionamento dei servizi operativi e l’obsoleta strumentazione hardware e software a disposizione dei dipendenti che causano continue interruzioni dei servizi e disagio agli Utenti e al Personale;
2)
la palese violazione dei principi di trasparenza e partecipazione. Nella fattispecie, si lamenta la totale assenza di chiarezza sulle strategie operative con cui la Direzione intende affrontare i cambiamenti organizzativi che entreranno in vigore il prossimo primo novembre e che, oltre alle attività, riguardano la gestione delle risorse umane, strumentali, logistiche, di trattamento economico e pensionistico.
Si evidenzia alle SS.LL., per avere una giusta dimensione dell’importanza di questo Ufficio, che la Dogana di Como con le sue differenti articolazioni e con le sue Sezioni Operative, rappresenta uno dei maggiori valichi terrestri in Italia, la media giornaliera di veicoli che attraversano il confine turistico di Brogeda (dato 2024) è di circa 32.060. Si pensi alla visibilità di questo confine e all’impatto sul turismo che entra in Italia, con il riflesso di immagine che ricade sulla Città di Como.
La nostra frontiera, infatti, costituisce il punto di ingresso privilegiato per i viaggiatori provenienti dal nord Europa. Non va trascurato, poi, l’intenso traffico commerciale che caratterizza il valico di Ponte Chiasso, dal quale transitano quotidianamente una media di 1.125 autoarticolati.
Vanno ricordate inoltre le numerose attività che lo Stato affida agli uffici doganali, come la gestione delle accise, vale a dire il rilascio delle autorizzazioni agli impianti (che nel caso di Como riguardano tutto il territorio del comasco e del lecchese; segnaliamo che nel primo semestre del 2025 sono stati rilasciati 620 provvedimenti) e le relative verifiche in loco.
Questi sono elementi di fondamentale importanza per segnalare quanto, anche a livello strategico, l’UD di Como meriterebbe attenzione e organizzazione. Invece, proprio recentemente, la Direzione Centrale ha deciso di declassarlo, a dispetto di tutti i risultati che nel tempo hanno confermato il grande lavoro di difesa erariale che viene quotidianamente svolto dai nostri uffici, non valutando gli alti obiettivi che l’Amministrazione Centrale annualmente ci affida, e che mai sono stati disattesi.
Ciò premesso, evidenziamo che:
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numerose e reiterate sono state le richieste rivolte alla Direzione locale affinché si intervenisse per la messa in sicurezza di alcuni dei nostri uffici. La condizione di alcune strutture, in particolare quelle di Oria Valsolda e di Ponte Chiasso, il cui inaccettabile degrado è stato peraltro reso noto dagli Organi di stampa, rivelano l’assoluta assenza del Datore di Lavoro.
A nulla sono valse le segnalazioni ed i reperti fotografici raccolti da questa R.S.U., dato che dinnanzi a qualunque rimostranza la Direzione ha risposto con interventi dell’ultima ora. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, si precisa che le inaccettabili condizioni possono desumersi dal recente allagamento dell’ufficio turistico di Brogeda che ha visto impegnati i funzionari ADM e i militari della Guardia di Finanza nello spazzamento dell’acqua penetrata dal soffitto, per scongiurare un rischio elettrico nel locale della dogana; oppure la condizione di assoluta precarietà del piazzale della dogana commerciale a Ponte Chiasso e della pavimentazione del valico Ponte Chiasso-strada; inoltre, si segnala banalmente la mancanza di distributori di acqua potabile in tutto il sito di Via Baragiola;
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la Direzione di ADM ha da tempo comunicato al Personale la decisione di trasferire i dipendenti dell’Ufficio della sede di Como presso la sede di Ponte Chiasso, senza aver chiarito – se non mediante ipotesi di planimetrie esibite alle Parti Sindacali in videoriunione - quali saranno gli spazi a disposizione, come andranno gestiti gli archivi doganali e se saranno disponibili aree di parcheggio per i dipendenti (anch’esso problema di non poco conto, data la posizione di confine e di passaggio degli automezzi pesanti quale è Ponte Chiasso); inoltre, nonostante le reiterate richieste di aggiornamento e informazione, nulla di definito e rassicurante è stato comunicato al Personale circa il trattamento economico e pensionistico che, ci si aspetta, non debba provocare disparità di trattamento tra i lavoratori;
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con notizia orale del 10 luglio u.s., la Direzione Territoriale di ADM ha avvisato le Parti Sindacali che, con decorrenza 01 novembre 2025 (data di avvio della riorganizzazione nazionali degli Uffici di Agenzia), intende dare corso ad una nuova modalità di organizzazione dei servizi doganali erogati presso la stazione ferroviaria di Chiasso (quindi situata in territorio estero), punto di snodo del trasporto passeggeri e merci, su rotaia.
Significando che i colleghi attualmente in servizio presso quella sede dovranno rientrare in Italia entro fine ottobre e, dal giorno seguente, dovrà avviarsi una nuova turnazione per la quale la Parte Datoriale non ha fornito alcuna anticipazione. All'opposto, sempre nella data del 10 luglio, la Direzione Territoriale ha chiesto alla R.S.U. di presentare delle proposte con le quali fronteggiare questo cambiamento. Si rileva in questa sede l’inaccettabilità che il Datore di Lavoro nella P.A. chieda alla Parte Sindacale di promuovere misure organizzative, provando a trasferire sul sindacato le sue prerogative.
I dipendenti di questo Ufficio sono giustamente preoccupati per il loro futuro ed hanno bisogno di interventi e risposte. Le Parti Sindacali hanno ripetutamente espresso la loro disponibilità al dialogo, ma sottolineano ora la necessità di un intervento urgente da parte dell’Agenzia e dalla parte Politica per risolvere le problematiche sollevate, in mancanza del quale si
attiveranno tutte le iniziative e gli strumenti di mobilitazione consone al raggiungimento degli obiettivi dichiarati.
In attesa di comunicazioni inerenti all’attuazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, si resta a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e si porgono distinti saluti.
La R.S.U. dell’UD di Como firmato
FP CGIL firmato
CISL FP firmato
UILPA firmato
FLP firmato
USB firmato
CONFSAL UNSA firmato
OO.SS:. nota al Vice Ministro e al Comitato di gestione
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In data 8 luglio 2025 ci è stato trasmesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli lo schema relativo alla nuova articolazione interna delle Direzioni Territoriali in funzione della Riorganizzazione in atto, che sarà sottoposto all'approvazione del Comitato di Gestione nella giornata odierna.
Nonostante le reiterate richieste di confronto avanzate da queste Organizzazioni Sindacali al Direttore dell’Agenzia in merito alla suddetta tematica — richieste di cui si era fatto garante la S.V. — non è stato ad oggi possibile ottenere un incontro, che di fatto ci è stato negato.
Alla luce di quanto sopra, siamo costretti, con la presente, a rappresentare formalmente il nostro totale dissenso rispetto alla modalità adottata dal Direttore dell’Agenzia e alla determinazione in corso di approvazione, evidenziando di seguito le principali criticità della proposta di riorganizzazione:
1.
Individuazione a priori delle posizioni organizzative senza previsione di copertura finanziaria che è prevista a seguito di contrattazione con le OO.SS.:
La determinazione direttoriale n. 432241 dell’8 luglio 2025 prevede l’istituzione di circa 460 aree territoriali e distaccamenti locali. Tuttavia, l’art. 1, comma 4, del Regolamento di Amministrazione dell’Agenzia stabilisce che i responsabili di tali unità devono essere funzionari titolari di Posizione Organizzativa ai sensi dell’articolo 15 del medesimo Regolamento oppure di Posizione Organizzativa prevista dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento.
La previsione nel Regolamento di Amministrazione del ruolo che le Posizioni Organizzative dovranno ricoprire fa venire meno la libera contrattazione prevista per il finanziamento, condizionandola a priori sui numeri e di conseguenza sul finanziamento che deve essere contrattato dal Fondo del Personale.
Tra l’altro ad oggi si rappresenta che la contrattazione sulle P.O. è in una fase di stallo e quindi il relativo finanziamento (anche rispetto alle nuove modalità previste dal CCNL) che la contrattazione deve identificare.
Possiamo dunque affermare che la proposta di riorganizzazione, così come formulata, risulta priva della necessaria copertura finanziaria. Si ritiene pertanto indispensabile procedere ad una revisione del Regolamento di Amministrazione tale da rendere autonoma l’individuazione delle PO a fronte della contrattazione prevista.
2.
Poca chiarezza nella ripartizione delle competenze.
Nella proposta attuale vengono istituite Aree Territoriali, Distaccamenti Locali, Reparti Territoriali e Reparti Locali senza che venga fornita una chiara identificazione delle attività da queste svolte rispetto alle varie materie che dovranno trattare. Tale difficoltà è risultata già evidente durante la fase attuale di sperimentazione della DT Emilia Romagna e Marche.
Rispetto all’assetto attuale, che si basa su Uffici delle Dogane e Monopoli e Sezioni operative territoriali, si viene in tal modo a parcellizzare molto le funzioni irrigidendo oltremodo l’attività operativa di un’Agenzia a cui sono affidati compiti istituzionali, come la regolarità fiscale dei traffici commerciali, che per loro natura possono essere mutevoli.
In tal modo il rischio concreto è quello di generare confusione organizzativa, sovrapposizioni di ruoli, inefficienze operative e, in ultima analisi, un grave disorientamento tra il personale.
Si ribadisce che non è concepibile procedere alla definizione di una nuova struttura organizzativa senza prima stabilire con chiarezza cosa debba fare ciascuna unità, con quali mezzi, con quali obiettivi e con quali responsabilità. La mancanza di tali elementi rappresenta una grave lacuna progettuale e gestionale, che rischia di compromettere la funzionalità dell’intera riorganizzazione.
Tra l’altro con l’avvenuto declassamento di Uffici che prima erano diretti da un Dirigente ed ora, con la soppressione della posizione dirigenziale, saranno diretti da una POER, una mancanza di chiarimenti rispetto alle competenze vedrà di fatto lasciare le attribuzioni di questi Uffici esattamente come prima facendo accollare ad una POER tutte le responsabilità di un Dirigente senza una vera e propria riorganizzazione delle attività che tale scelta, da noi contrastata sin dall’inizio, dovrebbe avere di conseguenza.
3.
Mancanza di trasparenza sull’esito della sperimentazione
Nelle premesse alla determinazione direttoriale n. 432241 dell’8 luglio 2025 si fa riferimento alla volontà di procedere con le modifiche organizzative in ragione della “favorevole valutazione tecnica della fase di sperimentazione della nuova infrastruttura tecnologica, avviata il 1° maggio 2025”.
Tuttavia, le scriventi Organizzazioni Sindacali non sono state in alcun modo informate in merito all’esito della sperimentazione – che tra l’altro risulta ancora non conclusa - e non è stata trasmessa alcuna relazione ufficiale al riguardo. Al contrario, ci risultano numerose criticità di natura informatica, legate principalmente alla creazione dei nuovi codici ufficio, i quali risultano incompatibili con i precedenti, generando difficoltà anche nell’attività di riscossione dei diritti da parte degli Uffici.
In merito a ciò, si ritiene indispensabile la redazione e la trasmissione di una dettagliata relazione da parte dell’amministrazione sull’andamento della sperimentazione e sulle criticità rilevate nel periodo.
4.
Ambiguità dell’art. 16 della determina direttoriale
L’articolo 16 della determinazione direttoriale n. 432241 appare formulato in maniera poco chiara e sembra essere volto a correggere decisioni precedenti prive di adeguato fondamento normativo. Ci riserviamo un'analisi più approfondita, ma sin da ora esprimiamo perplessità in merito alla previsione di ulteriori unità organizzative, introdotte senza alcuna giustificazione né motivazione esplicita.
5.
Improprio riferimento all’informazione sindacale
Riteniamo inaccettabile il mantenimento, all’interno della determinazione, della dicitura “INFORMATE le Organizzazioni Sindacali”.
Il fatto stesso che le scriventi siano costrette a rivolgersi al Vice Ministro e agli organi di controllo dimostra in modo inequivocabile che non vi è stata alcuna informazione preventiva, non consentendoci di partecipare ad un percorso riorganizzativo che inciderà profondamente sulla vita lavorativa di circa 10.000 dipendenti dell’Agenzia.
Premesso quanto sopra, confidando nella Vostra attenzione e sensibilità rispetto alle problematiche evidenziate, restiamo comunque a disposizione per un confronto costruttivo che restituisca al dialogo sindacale il ruolo che gli compete, con l’auspicio che non si proceda frettolosamente ad una riorganizzazione che merita tutta l’attenzione e il coinvolgimento di tutti gli attori che la dovranno subire ma ancor di più sostenere.
Si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti.
Roma, 9 luglio 2025
FP CGIL UIL PA USB
Iervolino Procopio Serino
Comunicato Coordinamenti Nazionali Agenzie Fiscali
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VERTENZA FISCO: L’INCONTRO CON IL VICEMINISTRO NON È STATO RISOLUTIVO. PER LE SOLUZIONI A REGIME SIAMO FERMI A UN ANNO FA Bene il rifinanziamento dei 51 milioni per il 2025, che però scendono a 23 dal 2026. Ma c’è ancora troppa nebbia sulla norma che dovrebbe evitare i tagli al salario.
Ieri mattina ci siamo finalmente incontrati con il Viceministro Maurizio Leo per discutere della vertenza fisco e di come trovare soluzioni a regime per l’odioso taglio al salario accessorio alle lavoratrici e ai lavoratori delle agenzie fiscali. Il Viceministro si è scusato per i tanti rinvii, che ha attribuito alla propria volontà di non presentarsi a “mani vuote” all’incontro con i sindacati. Ha quindi rimarcato lo stanziamento straordinario, già comunicato dalle scriventi organizzazioni sindacali ai lavoratori, anche per il 2025 all’interno della Legge 69/2025 (Decreto PA convertito) e pari a 51 milioni di euro, che scenderebbero però, a partire dal 2026 a soli 23 milioni (18 per l’Agenzia delle Entrate e 5 per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli).
Quest’ultima cifra (i 23 milioni) dovrebbe costituire il cosiddetto “pavimento” di fondi garantiti per il raggiungimento degli obiettivi di convenzione, ai quali si aggiungerebbero somme addizionali in base ai risultati raggiunti ulteriori a quelli fissati in convenzione dalle due agenzie, attraverso un non meglio specificato intervento normativo da introdurre nella legge di bilancio per il 2026.
FP CGIL e UIL PA hanno ringraziato il ministro per lo stanziamento straordinario di fondi anche per il 2025 ma, al tempo stesso, hanno rimarcato che l’indeterminatezza delle soluzioni a regime non ci lascia affatto tranquilli e che pertanto è nostra precisa richiesta seguire passo passo la messa a punto della nuova norma.
Infatti, se è vero che eravamo stati disponibili a considerare un forte incentivo in caso di superamento degli obiettivi di convenzione, lo è altrettanto che la richiesta sindacale unitaria era stata di partire da una quantità di fondi garantita ed esenti dai tagli in caso di raggiungimento degli obiettivi.
Purtroppo, i 23 milioni garantiti sono si e no il 15 per cento dei fondi che ogni anno sono tagliati ai lavoratori e pertanto non ci possiamo accontentare di una somma così bassa. Per darvi un ordine di grandezza, si tratterebbe di circa 500 euro lordi all’anno pro capite a fronte degli oltre 3.500 di taglio. Una somma troppo bassa per immaginare di remunerare lo sforzo che ogni anno facciamo per traguardare gli obiettivi. Per questo, pur senza chiudere la porta alle eventuali soluzioni che ci verranno proposte, siamo molto cauti e intendiamo tenere altissima l’attenzione per evitare che solo in caso di ulteriore e considerevole crescita dei carichi di lavoro si possa avere quello che ci spetta. Siamo le uniche pubbliche amministrazioni la cui produttività è misurata in modo accurato e puntuale e non meritiamo affatto di essere remunerati solo se i carichi di lavoro, già al limite, cresceranno ancora.
Dobbiamo dire che siamo rimasti sorpresi nel leggere nella giornata di ieri un comunicato incredibilmente tranquillizzante da parte dei nostri ormai ex compagni di strada, cioè i sindacati con i quali avevamo iniziato ormai 7 anni fa la vertenza per superare i tagli al nostro salario accessorio. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: le richieste fatte fino ad ottobre del 2024 erano comuni e partivano da somme certe da erogare al personale che non possono essere di 20 euro al mese netti per il raggiungimento degli obiettivi di convenzione.
Pertanto, come abbiamo già detto, restiamo cauti perché sulle soluzioni a regime, nell’ultimo anno, non è stato fatto un solo passo avanti e anche ieri non sono state illustrate eventuali proposte; anzi, è stato dichiarato che sarebbero tutte da costruire. Crediamo che nessun lavoratore si sia mobilitato in questi anni con assemblee, stati di agitazione e altro per vedersi riconosciuti 20 euro netti al mese. Noi, quindi, pur senza pregiudizi, restiamo critici per i tempi che si continuano a dilatare e perplessi per le soluzioni che ancora non sono state messe sul tavolo delle trattative.
Nel presidio sotto la sede del MEF del 3 aprile scorso, organizzato congiuntamente da FP CGIL e UIL PA, che ha determinato un forte pressing e contribuito a che l’autorità politica presentasse il successivo 17 aprile l’emendamento con le risorse assegnate ed in premessa descritte, avevamo posto ulteriori tematiche al Viceministro. Ieri, in occasione della riunione, approfittando anche della presenza dei direttori delle due agenzie fiscali, abbiamo ribadito alcune criticità presenti e da superare politicamente:
• Taglio del personale delle due agenzie fiscali varato dall’ultima legge di bilancio;
• Problemi che sta creando la sperimentazione della riorganizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a lavoratrici, lavoratori, imprese e operatori del settore delle due regioni coinvolte (Emilia Romagna e Marche);
• Piano straordinario di assunzioni per l’ADM, promesso già per il 2025 e mai concretizzatosi;
• Accelerazione dell’assunzione degli idonei di tutti i concorsi aperti per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;
• Assunzione degli idonei dei concorsi per dirigente delle due agenzie fiscali anche con la possibilità di assegnazione a copertura dei numerosi posti non coperti nell’organico del MEF.
Su tutte le materie abbiamo avuto assicurazione da parte dell’autorità politica e dimostrazione d’impegno atte a possibili soluzioni. Per la riorganizzazione dell’ADM il direttore, sollecitato dallo stesso Viceministro, ha assicurato convocazioni ed eventuali correzioni di rotta che dovessero rendersi necessarie in tempi brevi che, a nostro avviso, devono riguardare anche alcuni aspetti iniziali già presentati dalla Direzione DODT nelle fasi di confronto preliminare. Anche su questo versante, aspettiamo iniziative concrete prima di dichiararci soddisfatti.
Vi terremo costantemente informati su tutte le materie oggetto della vertenza fisco. Allo stesso tempo andiamo avanti e non arretriamo di un passo per mantenere gli impegni presi con le lavoratrici e i lavoratori.
Roma, 15 maggio 2025
FP CGIL UIL PA
Iervolino Falcone Cavallaro Procopio
Coordinamenti UILPA Agenzia Entrate e UILPA Dogane e Monopoli
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Coordinamenti UILPA Agenzia Entrate e UILPA Dogane e Monopoli
DECRETO PA: I FRUTTI DELLE INIZIATIVE DI UIL PA E CGIL NEGLI EMENDAMENTI APPROVATI DAL PARLAMENTO
Possibilità di nuovo stanziamento di 51 milioni per le due Agenzie fiscali anche per il 2025 ma siamo ancora preoccupati per il recupero delle altre somme tagliate e sui vari temi irrisolti della “vertenza fisco”. È in discussione in via definitiva in Parlamento, in queste ore, la legge di conversione del Decreto Legge 25/2025, il cosiddetto decreto PA. A prescindere dalle tante misure che la UIL PA non condivide in quanto si continua a disinvestire nella pubblica amministrazione e per l’obiettivo con cui il Governo vuole spezzare l’equilibrio tra politica e gestione mettendo le mani sulle amministrazioni, come UIL PA ci stiamo impegnando per modificare il dato di partenza sul nostro salario accessorio nelle Agenzie fiscali, che ci vedeva esclusi dallo stanziamento di 190 milioni di euro previsto per aumentare le somme destinate alla produttività dei soli ministeriali. Per questo, abbiamo provveduto, non prima di aver chiesto a tutte le organizzazioni sindacali e aver ricevuto un netto rifiuto, a far ripartire la “vertenza fisco” organizzando, insieme alla CGIL, un presidio lo scorso 3 aprile sotto la sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze a Roma e cercando anche di coinvolgere i massimi vertici delle Agenzie nell’affrontare le problematiche per cui rivendichiamo soluzioni! Ebbene, nei giorni successivi al presidio, durante il quale avevamo denunciato che anche i fondi straordinariamente stanziati per il 2023 e il 2024 - 38 milioni di euro per l’Agenzia delle Entrate e 13 per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – non erano stati rinnovati nemmeno per il 2025, sono intervenuti alcuni emendamenti al Decreto PA. In particolare, è stato presentato un emendamento che proroga lo stanziamento dei 51 milioni di euro anche per il 2025, i quali però diminuirebbero dal 2026 a 15 milioni per l’Agenzia delle Entrate e a 5 per l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Cfr. comma 4, art. 17 bis già approvato alla Camera in queste ore la discussione finale al Senato). Nell’esprimere la nostra soddisfazione per il risultato che insieme alla CGIL abbiamo costruito, continuiamo ad essere preoccupati per la mancanza di chiarezza sugli oltre 170 milioni di euro l’anno tagliati alle lavoratrici e ai lavoratori delle due Agenzie fiscali e per l’assenza di risposte agli ulteriori temi che abbiamo posto all’attenzione con la “vertenza fisco”. Infatti, non vorremmo (e a pensare male, si sa, si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca) che l’ultimo rinvio da parte del Viceministro Leo dell’incontro con i sindacati, sia dovuto al fatto che intende continuare a rinviare una soluzione a regime presentandosi con questi 51 milioni di euro, previsti per un solo anno e pochi spiccioli per il 2026. Lo scorso anno, a febbraio, abbiamo accolto lo stanziamento straordinario, che non è nemmeno un terzo di quanto tagliato ogni anno per il raggiungimento degli obiettivi di Convenzione, solo perché ci era stata assicurata la volontà di risolvere il problema dei tagli, entro la fine del 2024, attraverso nuove norme che modificassero le modalità di incentivazione del personale. Non intendiamo procrastinare oltre la soluzione del problema e lo diremo al viceministro nell’incontro del 14 maggio così come per tutti i temi oggetto della “vertenza fisco”. Non vorremmo che dopo il rinnovo del CCNL grazie a sindacati accomodanti, con aumenti che a malapena coprono un terzo dell’inflazione del triennio 2022-24, il Governo si fosse abituato al fatto che sia possibile ogni volta tagliare i salari di lavoratrici e lavoratori per poi restituirne un terzo e dire di aver fatto un miracolo. E speriamo che a questo giro non ci siano sindacati pronti a magnificare le gesta del Governo se le cose non dovessero andare come auspichiamo....
Roma, 7 maggio 2025 I Coordinamenti Nazionali UILPA Agenzie Fiscali
Comunicato stampa del 2 maggio 2025
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LA RIORGANIZAZZIONE DELL’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI PARTE NEL CAOS!
Un’Agenzia autorefenziale mette a rischio miliardi di incassi dell’erario. Procopio: “Non siamo stati ascoltati né noi né tanto meno gli operatori economici. I danni ricadranno su imprese e lavoratori” Parte oggi, con l’attivazione degli Uffici Unici Dogane e Monopoli (UADM) delle regioni Emilia-Romagna e Marche, la sperimentazione della riorganizzazione dell’Agenzia. Gli uffici unici si occuperanno di tutte le materie di competenza dell’Agenzia: dogane, accise, tabacchi, giochi, lotta alla contraffazione, solo per citare le principali e vanno a sostituire i precedenti Uffici delle Dogane, con ambiti di competenza provinciale o interprovinciale, e Uffici dei Monopoli, con competenza regionale. Una riorganizzazione fortemente contestata dai sindacati sia a livello nazionale che nei territori nei quali oggi parte la sperimentazione. A questo proposito, così si è espresso Raffaele Procopio, Segretario nazionale della UIL PA Dogane e Monopoli: “Lungo tutto il percorso preparatorio alla riorganizzazione, l’Agenzia è stata autoreferenziale e sostanzialmente quasi tetragona ad ogni suggerimento o critica del sindacato mentre con gli operatori economici non si è proprio confrontata. “Lavoratrici e lavoratori non possono improvvisare competenze che non hanno potuto acquisire negli anni e invece ciascuno di loro si troverà ad agire su materie mai trattate in precedenza. “Le materie trattate da un’amministrazione che, lo ricordiamo, porta all’erario molti miliardi di euro di imposte ogni anno, oltre ad essere il baluardo della protezione del “Made in Italy”, atrraverso una fusione a freddo e senza un solido piano di formazione nei mesi precedenti – conclude Procopio - è un azzardo i cui costi ricadranno interamente sugli operatori economici, sulla collettività e su lavoratrici e lavoratori dell’Agenzia”. Non molto più tenero il giudizio dei Segretari Territoriali UIL PA dell’Emiia Romagna e delle Marche i quali, con una nota congiunta hanno denunciato un’analoga assenza di coinvolgimento sia del sindacato che delle imprese locali. “Con gli ordini di servizio emanati nei giorni scorsi dal direttore territoriale Emilia-Romagna e Marche - dichiarano i due sindacalisti Maria Salemi per l’Emilia-Romagna e Paolo Santaniello per le Marche – l’Agenzia ha raddoppiato l’autoreferenzialità arrivando ad avocare a sé anche gli atti di micro organizzazione che dovrebbero essere di competenza dei direttori dei singoli uffici invece che essere calati dall’alto di una direzione territoriale che da Bologna decide anche i dettagli organizzativi di uffici situati a centinaia di chilometri di distanza e dei quali non conosce nemmeno le caratteristiche. Purtroppo non siamo stati minimamente sentiti né noi né soprattutto gli operatori economici locali. “La chicca – denunciano i sindacalisti - è la creazione da parte del direttore territoriale di oltre un centinaio di figure di coordinamento laddove è già poco il personale operativo. Chi le pagherà visto che il finanziamento delle figure di coordinamento è materia contrattuale mentre l’Agenzia non ha stipulato alcun accordo di livello centrale o territoriale? Dobbiamo pensare che siano pronti a pagarli di tasca loro o a totale carico del bilancio dell’Agenzia perché, sia chiaro, in questo quadro caotico noi non sborseremo un euro dei fondi destinati alla produttività dei lavoratori per remunerare figure individuate unilateralmente”.
L’Ufficio Stampa Vincenzo Patricelli tel 3517462467 mail:









